
Qualche settimana fa abbiamo spiegato perché una canna fumaria in refrattario, negli impianti moderni, fatica ad andare in temperatura e finisce per fare condensa più spesso di quanto si pensi.
Oggi andiamo oltre. Perché c’è un dato che la maggior parte delle persone — e anche qualche tecnico — non conosce, ed è scritto nella norma stessa.
Il refrattario può anche essere certificato per lavorare con la condensa. Ma anche da certificato, la norma prevede che si consumi.
Non è un’opinione. È scritto in tabella.
Il refrattario “promosso” non è un refrattario sano
La UNI 10683:2022 prevede che un camino in refrattario o ceramica possa ottenere due classificazioni: funzionamento a secco “D” (la più diffusa) o funzionamento a umido “W” molto rara nel mercato, quest’ultima pensata proprio per gli impianti moderni che producono condensa.
Fin qui sembra una buona notizia: il refrattario può essere adatto, se in classe W, anche in presenza di condensa.
Il problema è cosa succede dopo…
Il dato che la norma non nasconde: perdita di massa
Nella stessa appendice (C.8), la norma associa a queste classificazioni un valore preciso: la perdita di massa ammessa per i camini in refrattario/ceramica, che arriva fino al 5%.
Tradotto in parole povere: la normativa parte già dal presupposto che il refrattario, anche quando è a norma e certificato per la condensa, si consumerà. Non è un’eventualità legata a un’installazione fatta male. È un valore che la norma stessa mette in conto e tollera.
Pensateci un attimo: quante altre cose comprereste sapendo che il produttore stesso dichiara, per iscritto, quanto si romperanno con l’uso?
L’acciaio inox: quella riga in tabella non esiste
Per l’acciaio inox questo discorso non si pone nemmeno. Non perché “resiste meglio” in senso vago, ma perché il concetto di perdita di massa per condensa non è previsto per lui. Non è poroso, non assorbe, non trattiene residui acidi al proprio interno. La condensa lo attraversa, non lo penetra.
Ecco perché nella stessa normativa, per l’acciaio, non troverete mai una percentuale di “quanto si consuma”: semplicemente non è una variabile che serve calcolare.
Il confronto, senza sconti
| Caratteristica | Refrattario/ceramica (W) | Acciaio inox |
|---|---|---|
| Perdita di massa ammessa dalla norma (UNI EN 1457) | Fino al 5% | Non prevista |
| Comportamento con la condensa | La assorbe, si consuma | La lascia scorrere |
| Tempo per andare in temperatura | Lungo (alta massa/inerzia termica) | Rapido |
| Rischio infiltrazioni e macchie nel tempo | Concreto | Non legato al materiale |
| Durata legata al degrado del materiale | Sì, quantificata dalla norma | Non applicabile |
Cosa significa per chi ha una stufa o una caldaia oggi
Non è un dettaglio da tecnici. Ha un impatto diretto su chi vive la casa:
- Il consumo è previsto, non evitabile con una buona installazione. Anche impianti fatti a regola d’arte, con refrattario certificato W, partono già con un margine di degrado ammesso dalla norma.
- Il conto arriva dopo. Macchie, trasudazioni, cattivi odori, perdita di prestazioni: sono conseguenze dirette di quel margine di consumo che la norma tollera.
- Con l’inox quel margine semplicemente non esiste. Non è marketing, è la struttura stessa della normativa a non prevederlo.
Quindi il refrattario è “vietato”?
No, e sarebbe scorretto dirlo: la norma lo ammette, con le sue classificazioni e i suoi limiti dichiarati. Ma “ammesso” non vuol dire “senza conseguenze”. Vuol dire che il produttore — e la norma con lui — sa già in partenza che una parte di quel materiale se ne andrà con la condensa.
Per un impianto moderno, dove la condensa non è più l’eccezione ma la normalità, partire da un materiale che la norma stessa sa già destinato a consumarsi non è la scelta più razionale.
L’acciaio inox, su questo punto specifico, non ha bisogno di margini di tolleranza. Perché non c’è nulla da tollerare.
Articolo a cura di CannaFumariaSicura.it, con il contributo tecnico di Dumont Camini.




