
Se il capitolo 4 stabilisce se un locale è idoneo, il capitolo 6 stabilisce come farlo respirare. È uno dei capitoli più tecnici della norma, ma anche uno di quelli che, se sbagliato, si vede subito in fase di collaudo: un apparecchio che tira male, fumo che rientra, o — nei casi peggiori — una condizione di pericolo reale per chi vive in casa. Vediamolo con ordine, perché ha diversi sotto-punti che è facile confondere tra loro.
Perché serve ventilare il locale
Un apparecchio a combustione consuma aria per bruciare il combustibile. Se il locale è troppo “sigillato” (pensiamo alle case moderne, ben isolate), l’apparecchio rischia di consumare più aria di quanta ne entri, creando una depressione. In quella situazione i fumi possono non uscire correttamente dal camino, o peggio, rientrare nel locale. Le aperture di ventilazione servono esattamente a questo: garantire che entri sempre abbastanza aria dall’esterno.
6.1.1 — Quanto deve essere grande l’apertura di ventilazione
La prima fonte da controllare è sempre il manuale del fabbricante. Solo in mancanza di indicazioni si applica il prospetto 3 della norma, che lega il tipo di apparecchio a due parametri: una percentuale minima rispetto alla sezione di uscita fumi, e un valore minimo assoluto in cm².
| Tipologia di apparecchio | % minima sezione uscita fumi | Valore minimo netto |
|---|---|---|
| A focolare chiuso | 50% | 200 cm² |
| A focolare aperto | 50% | 200 cm² |
| Stufe a legna | 50% | 100 cm² |
| Stufe ad accumulo | 50% | 100 cm² |
| Termocucine | 50% | 100 cm² |
| Caldaie | — | 6 cm² × kW (potenza al focolare) |
| Stufe e caminetti a pellet | — | 80 cm² |
| Stufe a doppio combustibile (pellet/legna) | 50% | 100 cm² |
| Stufa assemblata in opera | 50% | 200 cm² |
| Forni da cottura | 50% | 200 cm² |
Attenzione a due dettagli che spesso sfuggono a chi è alle prime armi:
- per le caldaie, se sono installate in ambienti interrati, il valore minimo va aumentato: +50% fino a 5 metri di profondità, +100% oltre i 5 metri (secondo il DM 28 aprile 2005, in vigore al momento della stesura della norma).
- per gli apparecchi a pellet, non c’è una percentuale da calcolare: il valore è fisso, 80 cm².
Quando l’apertura di ventilazione NON serve
Ci sono tre casi in cui la norma esonera dall’apertura di ventilazione (valido per tutti gli apparecchi tranne le caldaie, che hanno sempre bisogno dell’apertura):
- Installazione stagna — l’apparecchio prende l’aria comburente da un condotto dedicato dall’esterno, quindi non “respira” dal locale.
- Locale naturalmente permeabile — se si dimostra, con la prova di ventilazione dell’Appendice J, che il locale non scende mai sotto -4 Pa di depressione rispetto all’esterno (attenzione: -5 Pa è già un valore non accettabile, il limite è netto).
- Presenza di VMC a norma — vedi punto 6.4 più sotto.
Un punto pratico da ricordare: se il locale non ha aperture di ventilazione perché “respira” naturalmente, ogni volta che si fa un intervento di efficientamento energetico, controllo/manutenzione, o modifica dell’involucro edilizio, la prova dei 4 Pa va ripetuta. Un cappotto termico messo dopo l’installazione, per esempio, può cambiare completamente la permeabilità del locale e rendere l’installazione non più conforme — anche se l’apparecchio non è stato toccato.
Un altro dettaglio che capita di dimenticare: se nel locale ci sono cappe aspiranti da cucina o aspiratori, serve un’apertura di ventilazione dedicata solo per loro, separata da quella dell’apparecchio da riscaldamento.
6.1.2 — Dove mettere le aperture
Tre regole semplici valgono per qualsiasi apertura di ventilazione:
- non può prendere aria da vespai o vuoti sanitari, né trovarsi a meno di mezzo metro dalle loro prese d’aria;
- deve restare accessibile per la manutenzione;
- se protetta da griglie o reti, queste non devono ridurre la sezione utile netta calcolata.
Se l’aria comburente arriva all’apparecchio tramite un condotto (canalizzata), il collegamento segue le indicazioni del fabbricante o, in mancanza, l’Appendice G della norma, che dà le tabelle di dimensionamento in base al diametro del tubo e alla potenza bruciata dell’apparecchio (non la potenza nominale — quella bruciata, cioè nominale diviso il rendimento).
Ventilazione diretta
È il caso più semplice: l’apertura di ventilazione sta direttamente nel locale dove è installato l’apparecchio, in comunicazione diretta con l’esterno.
Ventilazione indiretta
Qui la norma si complica un po’, perché entra in gioco un secondo locale. La ventilazione indiretta è ammessa quando l’aria arriva da un locale adiacente e comunicante, che a sua volta ha le sue aperture verso l’esterno. In pratica: il locale di installazione “respira” attraverso un altro locale.
Alcune regole specifiche da rispettare:
- se l’aria passa attraverso più di un locale in sequenza, la sezione netta dell’apertura va raddoppiata a ogni passaggio — a meno che non si verifichi (e documenti) una pari pressione tra i locali;
- questa misura va scritta nella dichiarazione di conformità, non lasciata a voce;
- il locale adiacente non deve mai finire in pressione negativa rispetto all’esterno per colpa di un altro apparecchio, aspiratore o VMC presente al suo interno.
C’è poi un elenco di locali che non possono mai fare da “locale ventilato” in una ventilazione indiretta — vale la pena impararlo a memoria perché è un errore progettuale frequente:
- bagni e gabinetti
- locali a rischio specifico di incendio (autorimesse, box)
- locali potenzialmente pericolosi
- camere da letto
- magazzini di materiale combustibile
- parti comuni dell’immobile (es. vano scale condominiale)
Se il progetto prevede uno di questi locali come “fonte d’aria” per la ventilazione indiretta, va rivisto: non è un’opzione discutibile caso per caso, è un divieto netto della norma.
6.2 — Ventilazione di un vano tecnico
Se l’apparecchio è installato in un vano tecnico (non un locale abitato), serve comunque almeno un’apertura di ventilazione permanente verso l’esterno, dimensionata secondo il punto 6.1.1 — a meno che l’installazione non sia stagna. In più, va prevista un’apertura di scambio termico (diversa dalla ventilazione: serve a smaltire il calore accumulato, non l’aria comburente) di almeno 100 cm², posizionata in modo da garantire una corretta evacuazione del calore.
6.3 — Aperture di ventilazione chiudibili
Se l’apertura di ventilazione è del tipo chiudibile (con serranda, per esempio), deve rispettare due condizioni insieme:
- essere normalmente aperta;
- aprirsi automaticamente all’accensione dell’apparecchio.
Non è ammessa un’apertura che richieda un intervento manuale dell’utente per aprirsi: il sistema deve funzionare da solo.
6.4 — Sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC)
Qui la norma pone un vincolo importante, perché la VMC “ruba” aria all’ambiente in modo continuo e può creare depressioni pericolose per un apparecchio a combustione. Se nel locale di installazione — o in locali comunicanti con esso — è presente un impianto VMC, sono ammesse solo due soluzioni:
- installazione stagna, oppure
- apparecchio a focolare chiuso con aria comburente canalizzata dall’esterno, a condizione che in nessuna circostanza si verifichi una depressione superiore a -4 Pa rispetto all’esterno (da verificare con la prova di ventilazione dell’Appendice J).
In pratica: con una VMC in casa, un apparecchio non stagno e non canalizzato è fuori norma, punto. È una situazione che capita spesso nelle ristrutturazioni di case moderne dove la VMC viene installata dopo, magari nello stesso cantiere in cui si mette la stufa — vale la pena chiederlo sempre al cliente in fase di sopralluogo, prima di preventivare.
Il filo conduttore: il valore -4 Pa
Se c’è un numero da portarsi dietro da questo capitolo, è -4 Pa. Torna in tre punti diversi (assenza di aperture, ventilazione indiretta, presenza di VMC) ed è sempre lo stesso limite: il locale non deve mai scendere sotto questa soglia di depressione rispetto all’esterno. Il capitolo successivo della norma (Appendice J) spiega nel dettaglio come si misura — ma è utile fissare fin da ora che è un limite unico, non tre soglie diverse a seconda del caso.
A cura di CannaFumariaSicura.it, con il supporto tecnico di Dumont Camini.





