
Da qualche mese se ne parla ovunque: l’intelligenza artificiale consuma enormi quantità di elettricità e i data center che la fanno funzionare rischiano di mettere in crisi la rete e le bollette. Quanto c’è di vero? E cosa significa, in concreto, per una famiglia che deve scaldare casa? Proviamo a fare chiarezza, senza allarmismi e senza minimizzare.
Cosa sono i data center e perché consumano così tanto
Ogni volta che usiamo un’app, guardiamo un video in streaming o facciamo una domanda a un assistente come ChatGPT, dall’altra parte c’è un data center: un enorme capannone pieno di computer accesi giorno e notte.
Questi computer consumano elettricità due volte: per lavorare e per essere raffreddati, perché scaldano moltissimo. L’intelligenza artificiale ha reso tutto più pesante: i processori che la fanno girare consumano molto di più dei computer tradizionali.
I numeri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) danno l’idea:
- oggi i data center usano circa l’1,5% dell’elettricità mondiale;
- entro il 2030 i loro consumi dovrebbero più che raddoppiare, arrivando più o meno a quanto consuma oggi un Paese come il Giappone;
- la voce che cresce più in fretta è proprio l’intelligenza artificiale.
Resteremo senza corrente? No
Mettiamo subito un punto fermo: in Italia non c’è il rischio di restare al buio per colpa dell’intelligenza artificiale.
Il problema vero non è produrre l’energia, ma portarla dove serve. Un data center si costruisce in un paio d’anni, mentre per realizzare nuove linee elettriche e cabine ne servono molti di più. Per questo, in alcune zone del mondo, i data center devono aspettare in coda per essere allacciati.
In Italia i numeri, a prima vista, fanno impressione: a Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, sono arrivate richieste di allaccio per data center per circa 95 gigawatt. Per capire la proporzione, tutta l’Italia, nel momento di massimo consumo dell’anno, arriva intorno ai 55-60 gigawatt.
È evidente che quei progetti non si faranno tutti. Gran parte delle richieste sono speculative: si “prenota” un posto in rete sperando di rivenderlo, perché fare domanda costa poco. Il governo nel 2026 ha iniziato a mettere regole specifiche proprio per ripulire la coda da queste richieste “fantasma”.
E le bollette? Qui la risposta è meno netta
Negli Stati Uniti il problema è già reale. Uno studio della Carnegie Mellon University stima che entro il 2030 i data center potrebbero far salire le bollette elettriche dell’8% in media, e fino al 25% nelle zone dove sono più concentrati. Alcuni stati americani vedono già aumenti legati a questo fenomeno.
In Italia la situazione è diversa, per tre motivi.
1. Da noi il prezzo dell’elettricità lo fa soprattutto il gas. Il costo della luce all’ingrosso dipende in larga parte da quanto costa il metano per produrla. Per la bolletta di casa contano molto di più le tensioni internazionali sul gas che la crescita dell’intelligenza artificiale.
2. Molti progetti resteranno sulla carta. L’impatto reale sarà legato ai data center che verranno costruiti davvero, che saranno una parte di quelli annunciati.
3. Il rischio vero sta nei costi della rete. Qui bisogna stare attenti. Se per allacciare i data center servono nuove linee e cabine, e quei costi vengono spalmati su tutti gli utenti, anche la famiglia che non consuma un chilowattora in più se li ritrova in bolletta. Tutto dipende da quanto le autorità faranno pagare l’allaccio direttamente ai data center.
Quanto, in soldi?
Uno studio specifico per le famiglie italiane non esiste ancora, quindi possiamo solo ragionare per ordini di grandezza.
Una famiglia tipo spende per la luce tra 600 e 900 euro l’anno. Un aumento di qualche punto percentuale legato ai data center, diciamo tra il 3 e il 6%, vorrebbe dire tra 20 e 50 euro l’anno nei prossimi anni.
Non è niente, ma non è nemmeno una stangata. Per fare un paragone: la crisi del gas del 2022 ha pesato sulle bollette molto più di quanto potrà fare l’intelligenza artificiale nel breve periodo.
Cosa significa per chi scalda casa
Ed eccoci al punto che interessa di più a chi legge questo blog.
Negli ultimi anni molte famiglie hanno scelto di elettrificare la casa: pompa di calore, piano a induzione, magari l’auto elettrica. Sono scelte sensate, ma hanno una conseguenza: più la casa dipende dall’elettricità, più la bolletta della luce pesa sul bilancio familiare.
Chi scalda con legna o pellet è meno esposto a questo tipo di aumenti. Attenzione però a non trarre conclusioni troppo facili:
- anche il pellet ha i suoi rincari: nel 2026 il sacco da 15 kg è salito di circa il 30% (ne abbiamo parlato nell’articolo sul prezzo del pellet 2026);
- una pompa di calore moderna, ben dimensionata, produce calore a un costo oggi confrontabile con quello del pellet. La differenza la fa il prezzo della luce nei prossimi anni.
Il messaggio giusto, quindi, non è “torniamo tutti alla stufa”. È un altro: avere più di una fonte di calore protegge dagli aumenti di una sola.
Qualche esempio concreto:
- pompa di calore + stufa a pellet o a legna: quando la luce costa troppo, si usa di più la stufa, e viceversa;
- pannelli fotovoltaici + pompa di calore: parte dell’elettricità che si consuma si produce in casa;
- caminetto o stufa a legna come integrazione: utile nei giorni più freddi e come riserva in caso di emergenza.
Se hai (o vuoi) una stufa: non dimenticare la canna fumaria
Una stufa o un caminetto funzionano bene e in sicurezza solo se la canna fumaria è adatta e in buono stato. Chi pensa di rimettere in funzione un vecchio caminetto o di aggiungere una stufa come seconda fonte di calore dovrebbe partire proprio da qui:
- verificare che la canna fumaria sia adatta al tipo di apparecchio (una stufa a pellet ha esigenze diverse da un caminetto a legna);
- farla controllare e pulire prima della stagione fredda, da un tecnico qualificato;
- affidare l’installazione a un installatore abilitato, che rilascia la documentazione prevista dalla legge.
Una stufa usata “ogni tanto” su un impianto trascurato è spesso più pericolosa di una usata tutti i giorni su un impianto curato.
In sintesi
- I data center e l’intelligenza artificiale consumano sempre più elettricità: il fenomeno è reale.
- In Italia non c’è rischio di restare senza corrente; il problema è la capacità della rete, non la produzione.
- Molte richieste di allaccio sono speculative: l’impatto reale sarà più basso di quanto dicono i titoli.
- Sulle bollette delle famiglie ci si può aspettare un effetto contenuto, nell’ordine di qualche decina di euro l’anno, molto meno di una crisi del gas.
- Chi dipende solo dall’elettricità è più esposto: diversificare le fonti di calore è la protezione più efficace.
- Se la seconda fonte è una stufa o un caminetto, la canna fumaria va verificata prima di tutto.
Stai pensando di affiancare una stufa al tuo impianto di riscaldamento? Prima di scegliere l’apparecchio, fai controllare la canna fumaria da un professionista: è il modo più semplice per partire con il piede giusto.
Fonti: IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia), rapporto “Energy and AI”; Carnegie Mellon University, studio sull’impatto dei data center sulle bollette USA; dati Terna sulle richieste di connessione dei data center (fonte: Fortune Italia, agosto 2026); AIEL per i prezzi del pellet.
Articolo realizzato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: le informazioni possono contenere errori. Per decisioni sul proprio impianto rivolgersi sempre a un tecnico qualificato.
A cura di CannaFumariaSicura.it in collaborazione con Dumont Camini.




