Il pellet è rincarato, parecchio: siamo intorno ai 7 euro al sacco da 15 kg, circa il 30% in più rispetto a un anno fa. La finestra del prestagionale sta chiudendo. E nonostante tutto questo, scaldare casa a pellet costa ancora meno che a gas e molto meno che a gasolio. Vediamo i numeri veri, senza allarmismi e senza favole.
Settembre è il mese in cui, ogni anno, in tutta Italia si ripete la stessa scena: si va al consorzio, alla ferramenta, al garden, e si guarda il prezzo del bancale con un po’ di apprensione.
Quest’anno l’apprensione è giustificata. I prezzi sono saliti in modo netto. Ma “è aumentato” non è un’informazione utile: utile è sapere di quanto, perché, cosa si può ancora fare adesso e soprattutto come si posiziona il pellet rispetto alle alternative. Perché il confronto va fatto con il gas e il gasolio, non con il pellet dell’anno scorso.
I numeri: quanto costa oggi
I dati più solidi che abbiamo in Italia sono quelli di AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali), che rileva i prezzi in modo sistematico su tutto il territorio.
| Formato | Prezzo medio nazionale | Variazione su 12 mesi |
|---|---|---|
| Sacco 15 kg, ENplus® A1 | 7,14 € | +30% |
| Nord Italia | 7,20 € | — |
| Sud Italia | 7,34 € | — |
| Sfuso in autobotte | 497 €/tonnellata (IVA inclusa) | +23% |
Rilevazione AIEL, aprile 2026.
Tradotto in soldi che escono di casa: un bancale da 70 sacchi (poco più di una tonnellata) è passato da circa 380-400 euro a circa 500 euro. Su una stagione tipica da due bancali, parliamo di 200-220 euro in più rispetto all’anno scorso.
Da notare una cosa che sfugge quasi sempre: al Sud si paga di più, non di meno. Non è un caso e non è speculazione. Il grosso del pellet che consumiamo arriva via mare e via gomma da fuori Italia, e i flussi di importazione si concentrano al Nord. Più chilometri di trasporto, più costo finale. Chi vive lontano dai grandi hub logistici paga la distanza.
Perché è successo
Non c’è un colpevole unico. Ci sono quattro cose che si sono sommate, e sommandosi hanno fatto il 30%:
- Meno materia prima disponibile. La segheria è la fonte del pellet: si fa con gli scarti della lavorazione del legno. Quando l’edilizia e il mobile rallentano, si sega meno legno, e quindi si produce meno segatura. Meno segatura, meno pellet.
- Trasporti più cari. Noli marittimi, carburanti, trasporto su gomma: stime di aumento tra il +7% e il +10% solo su questa voce.
- Scorte azzerate. Le stagioni precedenti hanno svuotato i magazzini. Si è ripartiti da zero, senza il cuscinetto che di solito calmiera i prezzi in estate.
- Costi energetici di produzione. Essiccare e pressare il pellet richiede energia: se l’energia costa, il pellet costa.
Nessuno di questi fattori si risolve in tre mesi. È realistico aspettarsi che i prezzi restino su questi livelli anche nella stagione 2026-2027, con oscillazioni più che con crolli.
Il prestagionale: cos’è e perché quest’anno è andato storto
Il prestagionale è l’acquisto anticipato, normalmente tra maggio e settembre, quando la domanda è ferma e i rivenditori vendono a prezzo bloccato per riempire i magazzini. È da sempre il modo più semplice per risparmiare: si compra a giugno quello che si brucerà a gennaio.
Quest’anno la logica ha funzionato meno del solito, per un motivo semplice: il prezzo non è mai sceso davvero. Chi si aspettava il classico ribasso estivo ha aspettato invano. Gli operatori del settore lo avevano detto in primavera con una formula che rende bene l’idea: sarebbe stato uno “scalino”, non uno “scalone”.
E adesso? La finestra è agli sgoccioli. Nelle prossime settimane arrivano i primi freddi, la domanda si concentra tutta insieme e succede quello che succede sempre in questi casi: i listini si irrigidiscono e la disponibilità diventa il problema vero, più del prezzo.
Il rischio concreto di ottobre-novembre non è pagare 50 centesimi in più al sacco. È non trovare la marca che la vostra stufa digerisce bene e ritrovarsi a comprare quello che c’è.
Cosa ha senso fare adesso, se non avete ancora comprato:
- Comprate almeno il fabbisogno dei primi due mesi, subito. Non serve fare la scorta per tutto l’inverno in un colpo solo se non avete lo spazio.
- Non aspettate il ribasso. Quest’anno non è arrivato in estate, difficilmente arriva a novembre.
- Se il vostro rivenditore fa prezzo bloccato con ritiro dilazionato, è la formula migliore: bloccate il prezzo oggi, ritirate a scaglioni quando avete posto.
- Distribuite gli acquisti su più mesi invece di giocare tutto su una data.
Qualità: cosa vuol dire davvero ENplus A1
Qui si gioca la partita più importante, perché il pellet economico che brucia male è la spesa peggiore che possiate fare.
La certificazione ENplus® si basa sulla norma internazionale ISO 17225-2 e prevede tre classi. Questi sono i parametri che contano:
| Parametro | ENplus® A1 | ENplus® A2 | ENplus® B |
|---|---|---|---|
| Ceneri | ≤ 0,7% | ≤ 1,2% | ≤ 2,0% |
| Umidità | ≤ 10% | ≤ 10% | ≤ 10% |
| Potere calorifico | ≥ 4,6 kWh/kg | ≥ 4,6 kWh/kg | — |
| Durabilità meccanica | ≥ 98,0% | ≥ 97,5% | — |
| Fini (polvere < 3,15 mm) | ≤ 1,0% | ≤ 1,0% | — |
| Azoto | ≤ 0,3% | ≤ 0,5% | ≤ 1,0% |
| Cloro | ≤ 0,02% | ≤ 0,03% | — |
| Temperatura di fusione delle ceneri | ≥ 1200 °C | ≥ 1100 °C | — |
| Diametro / lunghezza | 6 o 8 mm / 3,15-40 mm | idem | idem |
Adesso traduciamo, perché una tabella di percentuali non dice niente a chi deve solo scaldare casa.
Le ceneri. Passare da A1 (0,7%) a A2 (1,2%) significa quasi il doppio di cenere nel braciere, a parità di sacchi bruciati. Su una stagione da 2.000 kg sono circa 14 kg di cenere contro 24. Si traduce in: svuotare il cassetto più spesso, braciere che si intasa prima, scambiatore che si sporca prima, rendimento che cala.
La temperatura di fusione delle ceneri. È il parametro più sottovalutato di tutta la tabella. Sotto i 1100-1200 °C la cenere non resta polvere: fonde e si attacca, formando quelle scorie vetrose dure che restano incollate al braciere. Chi ha una stufa che “fa i sassolini” nel braciere quasi sempre non ha una stufa difettosa: ha del pellet con ceneri a bassa fusione.
L’azoto e il cloro. Sono la spia della materia prima. Legno vergine pulito significa valori bassi; valori alti significano legno di recupero, corteccia, colle, residui. All’atto pratico si traducono in fumi più aggressivi e più corrosivi, che vanno a lavorare proprio dove non vorreste: dentro la canna fumaria.
La durabilità e i fini. Un pellet che si sbriciola nel sacco riempie la coclea di polvere, altera la dosatura e brucia in modo irregolare. È il motivo per cui la stessa stufa, con lo stesso settaggio, con un pellet va bene e con un altro fa fumo e si sporca.
In sintesi pratica: per una stufa o una caldaia domestica, A1 è lo standard da tenere. A2 è accettabile su apparecchi più grandi e tolleranti, con la consapevolezza che pulirete di più. La classe B, che ammette anche legno da recupero non trattato chimicamente, è pensata per impianti industriali: in casa non ha senso.
E la canna fumaria? È la vittima silenziosa
Su questo blog il punto di vista è dichiaratamente questo, quindi lo diciamo chiaro. Il pellet scadente non rovina solo la stufa. Il primo danno lo fa all’impianto fumario, e lo fa senza che ve ne accorgiate per mesi:
- Combustione incompleta (per umidità alta o pellet inconsistente) significa più incombusti e più fuliggine che si depositano lungo il condotto. La fuliggine accumulata è la premessa dell’incendio da canna fumaria.
- Cloro e azoto più alti rendono le condense più acide. Su un condotto già vecchio, o non adatto al pellet, l’aggressione chimica accelera.
- Il rendimento che cala porta a tenere la stufa a potenza più bassa più a lungo — che è esattamente il regime in cui i fumi si raffreddano di più e la condensa aumenta.
Detto in modo brutale: i 50 centesimi risparmiati sul sacco li rimettete nella pulizia straordinaria della canna fumaria, e in qualche caso in ben altro. Il pellet buono è manutenzione preventiva a costo zero.
Come si legge un sacco (e come si smaschera un falso)
Il marchio ENplus è tra i più contraffatti del settore. Ecco cosa deve esserci sul sacco, esattamente:
- Il logo ENplus® con la classe: solo A1. Se leggete “A1+”, “EN+ A1”, “ENplus ★★★” o altre fantasie, è falso.
- Il riferimento alla norma: ISO 17225-2. Se cita norme superate (tipo ISO 14961), è un campanello d’allarme.
- Il codice identificativo, formato da due lettere del Paese più un numero. E qui c’è un dettaglio che quasi nessuno conosce: i numeri da 001 a 299 identificano un produttore, quelli da 300 a 899 un distributore.
- Nessun codice = nessuna certificazione. Le scritte generiche tipo “conforme alle norme europee” senza marchio completo non valgono niente.
Il codice si verifica in trenta secondi sui database ufficiali ENplus, dove esistono l’elenco dei produttori, quello dei distributori e — utilissima — la blacklist delle aziende con certificazione revocata.
Il conto che conta davvero: il confronto con le alternative
Ed eccoci al punto che, in mezzo agli allarmi sul +30%, si perde sistematicamente. Il prezzo al sacco non dice nulla da solo. Quello che conta è quanto costa il calore prodotto, cioè l’euro per megawattora.
| Combustibile | Costo del calore (€/MWh) |
|---|---|
| Cippato | ~ 35 |
| Legna da ardere | ~ 60 |
| Pellet ENplus A1 | ~ 99 |
| Gas naturale | ~ 115 |
| Gasolio da riscaldamento | ~ 194 |
Elaborazione AIEL, aprile 2026.
Il pellet, anche dopo un rincaro del 30%, costa il 13% in meno del metano e circa la metà del gasolio. Non è una consolazione retorica: sono i numeri di chi rileva questi prezzi di mestiere.
E c’è un secondo elemento, che nel dibattito sui costi tende a sparire ma che pesa sul lungo periodo: il pellet è un combustibile rinnovabile e a filiera corta. Non si estrae, non arriva da un gasdotto, non dipende da un contratto di fornitura internazionale. Nasce dagli scarti della lavorazione del legno — materiale che altrimenti sarebbe un rifiuto — e la CO₂ che libera bruciando è quella che l’albero aveva assorbito crescendo. Con un apparecchio moderno ad alto rendimento e un impianto fumario a norma, è una delle forme di riscaldamento domestico più sensate che abbiamo.
Chi ha una stufa a pellet, insomma, non ha sbagliato scelta. Ha solo un anno più caro davanti.
Due cose che vi fanno risparmiare più del prezzo al sacco
Prima di andare a caccia dell’offerta da 6,80 €, vale la pena ricordare che sul costo finale della stagione pesano molto di più altre due voci:
La manutenzione. Una stufa pulita e uno scambiatore libero possono valere diversi punti percentuali di rendimento. Significa bruciare meno sacchi a parità di calore in casa. La pulizia annuale dell’impianto fumario e la manutenzione dell’apparecchio non sono un costo: sono la voce che rende gli altri risparmi possibili.
La conservazione. Il pellet è igroscopico: assorbe umidità e, quando l’assorbe, si sbriciola e perde potere calorifico. Il bancale va tenuto al chiuso, sollevato da terra (bancale di legno o pedana), lontano da muri freddi e umidi. Un garage asciutto va benissimo; una tettoia aperta in campagna no. Un bancale conservato male vale meno di quanto l’avete pagato, e la differenza è facilmente il 5-10%.
In sintesi
- Il pellet certificato A1 in sacchi viaggia intorno ai 7 euro, con +30% su base annua; lo sfuso in autobotte sui 500 €/tonnellata.
- Le cause sono strutturali — meno materia prima, trasporti cari, scorte azzerate — quindi non aspettatevi un crollo nei prossimi mesi.
- Il prestagionale è agli sgoccioli: comprare adesso, anche solo in parte, ha più senso che aspettare. Il problema di novembre sarà la disponibilità, non solo il prezzo.
- Restate su ENplus A1 e verificate il codice sul sacco. Il pellet scadente si paga due volte: in rendimento e in canna fumaria.
- Il pellet resta più economico di gas e gasolio, ed è rinnovabile. Il rincaro cambia il budget della stagione, non la convenienza della scelta.
E già che ci siete: se non l’avete ancora fatta, la pulizia della canna fumaria fatela adesso, a settembre, che i tecnici ci sono. A dicembre si mettono in coda tutti insieme.
Fonti dei dati di prezzo: rilevazioni AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali), aprile 2026. Parametri di qualità: schema di certificazione ENplus® conforme a ISO 17225-2.