
Quando si parla di canna fumaria, la tentazione è di partire subito dal tubo: diametro, materiale, altezza. Ma la UNI 10683:2022 mette prima un passaggio che in cantiere viene spesso sbrigato in fretta: la verifica del locale dove l’apparecchio andrà installato. Non è burocrazia — è il punto 4 della norma, e condiziona tutto quello che viene dopo. Se il locale non è idoneo, anche un dimensionamento perfetto della canna fumaria parte su basi sbagliate.
Vediamo cosa controllare, in ordine.
1. Requisiti di prevenzione incendio (punto 4.2)
Prima regola, semplice: il locale non deve essere un locale “a rischio specifico di incendio” (per capirci: non un’autorimessa, non un deposito) e non deve essere usato come magazzino di combustibile. Un’eccezione c’è: in quello stesso locale è ammesso tenere fino a 1,5 m³ di combustibile solido (legna, pellet).
Un punto che genera più errori di quanto sembri: se nello stesso locale, o in locali adiacenti e comunicanti tra loro, ci sono più apparecchi, la norma li tratta come se fossero un unico impianto ai fini antincendio — quindi le loro potenze al focolare vanno sommate, non considerate separatamente. C’è però un’eccezione pratica: dentro una singola abitazione, non entrano in questo calcolo gli apparecchi con potenza singola fino a 35 kW se sono cose come piani cottura, caminetti, radiatori singoli, stufe, cucine economiche, forni, scaldabagni, lavatrici.
Una cosa da tenere bene a mente, perché capita spesso che un cliente (o anche un collega meno aggiornato) pensi il contrario: avere una porta REI o una compartimentazione EI non esonera dall’obbligo di sommare le potenze. Compartimentare il locale è una misura di sicurezza in sé, ma non “annulla” il calcolo della sommatoria richiesto dalla norma. Vale la pena scriverlo chiaro nella relazione tecnica, per evitare discussioni dopo.
2. A cosa è destinato il locale (punto 4.3)
In bagni, gabinetti, camere da letto e monolocali la norma è netta: si può installare solo un apparecchio stagno (cioè che prende tutta l’aria di combustione dall’esterno tramite un condotto dedicato), oppure un apparecchio a focolare chiuso con aria comburente presa dall’esterno — ma in questo secondo caso l’apparecchio deve funzionare sempre a focolare chiuso, mai aperto. Se scegli questa seconda strada, ricordati un obbligo che si dimentica facilmente: devi informare per iscritto chi userà l’impianto — nel libretto uso e manutenzione o nella dichiarazione di conformità — che il focolare deve restare sempre chiuso durante il funzionamento.
3. L’apparecchio è adatto a quel locale? (punto 4.4)
Prima di installare, va guardata la scheda tecnica del prodotto per verificare due cose: che l’apparecchio sia compatibile con il fabbisogno energetico del locale, e che possa convivere con altri apparecchi già presenti (il prossimo punto spiega esattamente come). La norma ricorda anche una cosa che a volte si salta per fretta: controllare che l’installazione sia compatibile con i regolamenti comunali e le leggi locali — un controllo banale che, se saltato, può bloccare un cantiere già avviato.
4. Quando ci sono più apparecchi nello stesso locale (punto 4.5 — prospetto 2)
Qui la norma diventa molto concreta, e dà una tabella (il prospetto 2) che dice esattamente cosa è ammesso e cosa no quando più apparecchi condividono lo stesso locale o locali comunicanti tra loro:
| Combinazione | Esito |
|---|---|
| Biomassa non stagna + biomassa non stagna | Ammesso nel rispetto delle disposizioni UNI 10683 |
| Biomassa non stagna + Gas/Gasolio Tipo A | Ammesso |
| Biomassa non stagna + Gas/Gasolio Tipo B | Vietato |
| Biomassa non stagna + Gas/Gasolio Tipo C | Vietato |
| Biomassa manuale stagna + Gas/Gasolio Tipo B | Ammesso, con apertura di ventilazione aggiuntiva ≥ 60 cm² |
| Biomassa automatica stagna + qualsiasi | Ammesso |
| Caldaia stagna (UNI EN 303-5) + qualsiasi | Ammesso |
Le due righe “vietato” sono quelle che creano più discussioni in cantiere: capita di trovarsi davanti a una caldaia a gasolio Tipo B già installata, con il cliente che vuole aggiungere una stufa a pellet non stagna nello stesso locale. In quel caso la soluzione non è “forzare” la convivenza, ma orientarsi su un apparecchio stagno, che è ammesso in ogni combinazione.
Un’altra cosa da controllare, se nel locale ci sono cappe aspiranti o aspiratori: vanno considerati nel dimensionamento del sistema di ventilazione (punti 6.1 e 6.1.2.3 della norma) e ricontrollati durante la prova di accensione (punto 10.1), perché possono creare interferenze non previste a progetto — per esempio “rubare” aria alla combustione.
5. Il volume minimo del locale (punto 4.6)
Se il fabbricante dell’apparecchio non dà indicazioni proprie, il volume minimo del locale si calcola con una formula semplice:
V_locale = 10 × P_apparecchio
dove V_locale è in m³ e P_apparecchio (in kW) cambia a seconda del tipo di apparecchio:
- se lavora ad acqua: P_nominale meno la potenza nominale ceduta all’acqua
- se è ad alimentazione manuale e scalda l’aria: P_nominale diviso 2
- se è ad alimentazione automatica e scalda l’aria: la potenza minima dichiarata
I locali tecnici sono esclusi da questo calcolo.
6. La portata dei pavimenti (punto 4.7)
Un punto che si sottovaluta spesso, soprattutto quando si lavora su vecchi solai in legno: il pavimento (o il punto di appoggio) deve reggere il peso complessivo di apparecchio, accessori e rivestimento — non solo il peso dell’apparecchio “nudo” indicato in scheda tecnica. Vale la pena farci caso prima di dare per scontato che “tanto è solo una stufa”.
Perché conviene non saltare questi passaggi
Non sono controlli fini a sé stessi: sono la base su cui si regge la dichiarazione di conformità che l’installatore firma ai sensi del DM 37/08 lettera C. Se il locale non è stato verificato bene all’inizio, quella dichiarazione — in caso di controllo o, peggio, di sinistro — rischia di non reggere.
A cura di CannaFumariaSicura.it, con il supporto tecnico di Dumont Camini.





