Le pompe di calore sono ovunque. Pubblicità, incentivi statali, tecnici che le consigliano come la soluzione definitiva per riscaldare casa in modo pulito e conveniente. Il messaggio è chiaro: installi una pompa di calore e smetti di inquinare.

La realtà è un po’ diversa. Non perché la tecnologia non funzioni — funziona — ma perché il racconto che ci viene fatto è incompleto. Vediamo cosa manca.


Il problema che nessuno cita: d’inverno l’elettricità non è green

La pompa di calore non produce calore da sola. Consuma elettricità per spostare calore dall’esterno verso l’interno. Fin qui tutto bene. Ma da dove viene quell’elettricità?

In estate, con il fotovoltaico a pieno regime e le giornate lunghe, la rete elettrica italiana ha una buona quota di energia rinnovabile. D’inverno è un altro discorso.

  • Le ore di luce si riducono drasticamente, il fotovoltaico produce una frazione di quello estivo
  • Il sole è basso sull’orizzonte, i pannelli lavorano male anche nelle ore centrali
  • L’eolico è variabile e non sempre disponibile
  • Il risultato è che la rete elettrica italiana in inverno gira per oltre il 60% su fonti fossili, principalmente gas naturale

Questo significa che una pompa di calore accesa in gennaio sta bruciando gas — solo che lo fa nella centrale elettrica invece che nel tuo impianto. L’emissione avviene lo stesso, in un posto diverso.

Non è un’opinione: è quello che si chiama intensità carbonica della rete elettrica, ed è un dato pubblico che cambia ora per ora. In Italia, nelle settimane più fredde dell’anno, questa intensità è alta.

La pompa di calore diventa davvero a basse emissioni solo quando la rete si decarbonizza. Siamo sulla strada giusta, ma non siamo ancora lì. Chi installa una pompa di calore oggi, nella situazione attuale della rete italiana, non sta necessariamente riscaldando casa in modo più pulito di chi usa una caldaia a condensazione moderna.


Il freddo le mette in difficoltà — proprio quando serve di più

Le pompe di calore hanno un punto debole che viene quasi sempre sottovalutato: perdono efficienza quando la temperatura esterna scende.

Il loro vantaggio principale si misura con il COP — Coefficient of Performance. Un COP di 3 significa che per ogni kWh elettrico consumato, la pompa produce 3 kWh di calore. Ottimo. Ma quel COP è misurato in condizioni di laboratorio, spesso a temperature esterne di +7°C.

Nella realtà:

Temperatura esternaCOP tipico (aria-acqua)
+10°C3,5 – 4,0
+7°C3,0 – 3,5
0°C2,0 – 2,5
-5°C1,5 – 2,0
-10°C1,2 – 1,5

Quando fa più freddo — cioè quando hai più bisogno di calore — la pompa lavora peggio. In alcune zone della pianura Padana, nelle settimane di gennaio e febbraio con nebbia e temperature sotto zero, il vantaggio energetico rispetto a una caldaia a condensazione si assottiglia fino a quasi scomparire.

In montagna o nelle zone con inverni rigidi, spesso si installa un sistema ibrido con un generatore di backup — che il più delle volte è a gas. Il che riporta tutto al punto di partenza.


La questione del calore sottratto all’esterno

Questo è un tema più recente, ancora oggetto di discussione nella comunità scientifica, ma vale la pena citarlo perché è fisicamente reale.

La pompa di calore funziona estraendo calore dall’aria esterna — letteralmente, raffredda l’aria fuori casa per riscaldare quella dentro. Su una singola installazione l’effetto è impercettibile. Ma quando milioni di pompe di calore lavorano contemporaneamente nelle stesse aree urbane, la sottrazione di calore dall’ambiente esterno inizia a essere un fattore misurabile.

Alcuni ricercatori stanno cominciando a studiare se la diffusione massiva delle pompe di calore possa contribuire ad abbassare le temperature nei microclimi urbani durante i picchi invernali, con possibili effetti sulla vegetazione, sulle infrastrutture e sui consumi stessi degli edifici.

Non è ancora un problema dimostrato su larga scala. Ma è un interrogativo legittimo, che merita attenzione man mano che le installazioni crescono. La tecnologia ha effetti collaterali che vale la pena monitorare, non ignorare.


Non è che la pompa di calore fa schifo — è che viene raccontata male

Chiariamo: la pompa di calore è una tecnologia valida. In certi contesti — clima mite, rete elettrica decarbonizzata, edificio molto ben isolato — ha senso. Nei prossimi anni, man mano che l’Italia aumenterà la quota di rinnovabili in rete, diventerà sempre più conveniente anche dal punto di vista delle emissioni.

Il problema è il racconto. Viene presentata come la soluzione universale, pulita per definizione, adatta a tutti e in ogni condizione. Non è così. E quando le aspettative non vengono rispettate — bolletta alta, casa fredda nelle settimane più rigide, tecnico che arriva a installare il resistore elettrico di backup — la delusione è doppia.


Il confronto con legna e pellet

Legna e pellet non hanno questi problemi strutturali.

Il calore viene prodotto direttamente nel punto di utilizzo, senza passare per una rete elettrica con le sue perdite e la sua impronta carbonica variabile. Il combustibile è rinnovabile in senso vero: il carbonio rilasciato dalla combustione è lo stesso che l’albero aveva assorbito crescendo. Il ciclo è chiuso, indipendentemente dall’ora del giorno o dalla stagione.

In più, le stufe a legna e pellet non perdono efficienza con il freddo — anzi, una combustione a pieno regime in una giornata di gelo funziona esattamente come in una giornata mite. Il calore è costante, prevedibile, indipendente dalla rete.

Non è nostalgia. È semplicemente un sistema che non dipende da variabili esterne fuori dal tuo controllo.


In sintesi

Pompa di caloreStufa a legna / pellet
Emissioni in invernoDipende dalla rete elettrica (alta impronta fossile)Carbonio neutro, ciclo chiuso
Efficienza col freddoCala sensibilmenteCostante
Indipendenza dalla reteNo
Costo di installazioneAltoMedio
Incentivi disponibiliSì (al momento)
Funziona senza elettricitàNoSì (legna) / Parziale (pellet)

La scelta del sistema di riscaldamento è personale e dipende da molti fattori. Ma farla con informazioni complete è sempre meglio che affidarsi a un racconto semplificato.