Progetto Fuoco 2026 ha confermato ancora una volta il proprio ruolo di punto di riferimento internazionale per tutto il settore del riscaldamento a biomassa. Nei padiglioni della fiera di Verona, dal 25 al 28 febbraio, non si è parlato solo di stufe, caldaie e tecnologia: il cuore del dibattito è stato politico, ambientale e industriale.
Il comparto del riscaldamento a legna e pellet si trova infatti in una fase delicata: da una parte la transizione energetica e le politiche climatiche europee, dall’altra la necessità di mantenere un equilibrio tra sostenibilità ambientale, sviluppo industriale e accessibilità per i cittadini.
Proprio per questo, durante la manifestazione si sono tenuti diversi momenti di confronto tra istituzioni, imprese e associazioni di settore, con particolare attenzione a tre temi centrali: incentivi, qualità dell’aria e rinnovo tecnologico degli impianti.
Questo articolo prende spunto dal lavoro di analisi e cronaca pubblicato dalla redazione di Energia dal Legno, che ha raccontato il dibattito emerso durante uno dei principali incontri tecnici della manifestazione.
Un settore che deve cambiare: il nodo degli impianti obsoleti
Uno dei dati più rilevanti emersi durante il confronto riguarda il parco installato degli impianti a biomassa in Italia.
Secondo le elaborazioni del Rapporto Statistico AIEL citate durante l’incontro, circa il 79% degli apparecchi domestici in funzione appartiene ancora alle classi emissive più basse o non è classificato. In altre parole: gran parte degli impianti oggi in uso è tecnologicamente superata.
Questo dato ha una conseguenza diretta:
oltre il 90% delle emissioni del settore deriva proprio da questi generatori obsoleti.
È un punto importante perché spesso il dibattito pubblico si concentra sui nuovi apparecchi, imponendo requisiti sempre più severi. Ma la realtà è diversa: se non si interviene sul parco esistente, il miglioramento ambientale resta limitato.
Durante il convegno, il responsabile dell’area tecnologica e progettazione di AIEL, Diego Rossi, ha sottolineato proprio questo aspetto:
«Inasprire ulteriormente i requisiti per il nuovo installato produce effetti marginali se non acceleriamo la sostituzione degli impianti più obsoleti».
Tradotto in modo molto semplice: la vera leva ambientale non è vietare o complicare il nuovo, ma sostituire il vecchio.
Piano aria e incentivi: 2,6 miliardi per la transizione
Il dibattito si è poi spostato sulle politiche pubbliche e sugli strumenti che lo Stato intende utilizzare per accompagnare questa trasformazione.
Durante l’incontro è stato illustrato il Piano nazionale per la qualità dell’aria 2025-2027, che prevede interventi su diversi settori: agricoltura, trasporti e riscaldamento civile.
La dotazione complessiva del piano è di 2,6 miliardi di euro.
Per quanto riguarda la biomassa legnosa, le principali azioni previste sono:
- aggiornamento del DM 186/2017, che definisce le classi ambientali degli apparecchi;
- 100 milioni di euro per la rottamazione dei vecchi generatori a biomassa;
- 50 milioni destinati ai controlli sugli impianti.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: accelerare il rinnovo tecnologico degli impianti domestici, migliorando allo stesso tempo l’efficienza energetica e la qualità dell’aria.
Un altro tema emerso riguarda l’evoluzione del Conto Termico, che potrebbe arrivare a una nuova versione – spesso indicata come Conto Termico 3.0.
Tra le possibili novità discusse:
- ampliamento degli interventi incentivabili,
- apertura al settore privato non residenziale,
- aggiornamento dei coefficienti per rendere gli incentivi più efficaci.
Il confronto con le Regioni
Uno degli aspetti più interessanti del dibattito è stato il confronto tra livello nazionale e regionale.
Al tavolo hanno partecipato rappresentanti di diverse amministrazioni territoriali, tra cui Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Campania e la Provincia autonoma di Bolzano.
Il confronto si è concentrato su alcuni nodi concreti:
- controlli sugli impianti domestici,
- gestione dei catasti impianti,
- coordinamento tra normative nazionali e regionali,
- comunicazione verso i cittadini.
Non è un dettaglio secondario. Chi lavora nel settore lo sa bene: in Italia spesso il problema non è la mancanza di regole, ma la loro frammentazione.
Un quadro normativo troppo disomogeneo rende difficile pianificare investimenti, innovazione e sviluppo industriale.
Come ha sottolineato il presidente di AIEL, Domenico Brugnoni, le imprese chiedono soprattutto stabilità normativa: un sistema chiaro, coerente e programmato che consenta di progettare il futuro del settore con una visione di medio-lungo periodo.
Biomassa e transizione energetica
Il confronto di Progetto Fuoco si inserisce in un contesto energetico molto più ampio.
La biomassa legnosa rappresenta infatti la principale fonte rinnovabile termica in Italia e coinvolge una filiera economica importante: migliaia di imprese e decine di migliaia di lavoratori distribuiti tra bosco, trasformazione e tecnologia.
Il settore legno-energia non è quindi solo un tema tecnico o ambientale.
È anche un tema industriale e territoriale.
La gestione sostenibile delle foreste, l’autonomia energetica e la valorizzazione delle risorse locali sono elementi sempre più centrali nelle strategie energetiche europee.
Ed è proprio in questo equilibrio – tra ambiente, tecnologia e politica – che il comparto dovrà muoversi nei prossimi anni.
Una riflessione finale
Se c’è un messaggio che emerge con chiarezza dal confronto di Progetto Fuoco 2026 è questo:
la transizione energetica non si fa con slogan, ma con tecnologia, programmazione e buone politiche pubbliche.
Nel caso della biomassa, il vero salto di qualità non dipende tanto dall’introduzione di nuove regole sempre più severe, quanto dalla capacità di rinnovare il parco impianti esistente, accompagnando cittadini e imprese con strumenti concreti.
È una sfida che riguarda tutti gli attori della filiera:
produttori di apparecchi, installatori, progettisti, costruttori di sistemi fumari e naturalmente le istituzioni.
Progetto Fuoco, ancora una volta, si è dimostrato non solo una vetrina tecnologica ma un luogo di confronto strategico per il futuro del settore.
Questo articolo prende spunto e cita i contenuti pubblicati da Energia dal Legno, in particolare l’articolo “Piano Aria e DM 186/2017: a Progetto Fuoco il confronto su regole, incentivi e qualità dell’aria”, a firma di Francesca Maito.
